U’ COCL A U’ PSCARIDD

    Ovvero, il cuculo (focaccia locale) mangiato al quartiere Pescariello.

Quest’anno ho passato parte delle mie vacanze in Basilicata, terra di cui, fino a poco tempo fa, conoscevo solo la posizione sulla cartina geografica e poco più.

Sono contento, perché ho veramente sperimentato il valore conoscitivo (e rilassante!) di un viaggio.

Riguardo al Sud Italia se ne sentono di tutti i colori. Finalmente ho avuto l’occasione per farmi un’idea mia, che vada oltre il classico e un po’ facile motto “il Sud è arretrato”.

Mi hanno colpito le bellezze naturali, i paesaggi gialli di grano, il verde delle coltivazioni e della macchia mediterranea su terra scura, vulcanica, montuosa. La natura incontaminata, i sapori semplici e forti, l’accoglienza ottima, senza riserve. Qualità rare, preziose, che ho toccato con mano. Innegabili tanto quanto il disagio, sottile, emerso dalle storie personali che ho avuto la fortuna di conoscere. Non ho la presunzione di aver capito quale sia la situazione in generale: l’opinione di qualche persona non fa un giudizio completo. Tuttavia costringe a riflettere.

Mancano le infrastrutture: strade, ferrovie, sanità, scuole (del digitale terrestre – per cui in alcune zone manca la copertura – non mi preoccuperei troppo: una buona connessione a internet è molto meglio). Non ho trovato situazioni di disagio, intendiamoci. La rete attuale è sufficiente alle esigenze regionali, proporzionata alla natura paesana degli insediamenti. Ma per stimolare e supportare lo sviluppo economico sarebbe necessario potenziarla e rinnovarla.

Come dicevo, è una regione ricca di bellezze naturali. Il problema è la poca pubblicità (chi conosce i meravigliosi laghi di Monticchio?). Di certo la scarsità di informazioni non favorisce il turismo, nazionale e internazionale. Se penso alla riviera romagnola mi vien rabbia… Molta gente la frequenta abitualmente per la fama turistica meritatamente costruita negli anni, pur non avendo un mare all’altezza dell’Adriatico pugliese o dello Ionio. Certo, la poca pubblicità ha qualche pregio: la natura è rimasta incontaminata e il turista vive in tranquillità. Vale però il discorso fatto per le infrastrutture. Vogliamo sviluppo? Allora accanto all’innegabile qualità sarebbe necessario potenziare anche la quantità del turismo.

I laghi di Monticchio

Una regione così caratteristica non può chiudersi in sé stessa, deve farsi conoscere. Tuttavia sappiamo bene quanto sia articolato il problema dell’integrazione culturale, anche solo fra diverse regioni d’Italia. La Basilicata ne è un chiaro esempio: i molti dialetti locali sono certamente una tradizione da conservare, ma il loro utilizzo quasi esclusivo nella popolazione (di tutte le fasce d’età) è un rischio. Trovano il giusto spazio tanto l’italiano quanto le lingue straniere? Pensiamo all’inserimento nel mondo del lavoro: è inutile ribadire costantemente l’importanza di conoscere (e parlare) bene le lingue se poi non agiamo di conseguenza. Questo, però, è un problema trasversale a tutta l’Italia, da Nord a Sud.

Ho ascoltato diverse storie: in molte si è parlato di emigrazione. Per scelta o per forza, comunque sempre un po’ sofferta, perché abbandonare la propria terra ha un prezzo. Verso altri continenti, verso l’Europa, verso il Nord Italia. Dal secondo dopoguerra, passando per gli anni settanta fino ai giorni nostri, sembra che la storia non cambi.

Basilicata, piccola Italia.

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