“SCUSI, MI FAREBBE LA RICEVUTA?”

Ovvero, l’arte di riempirsi le tasche a danno della collettività.

E’ un caldo sabato di metà agosto e un gruppo di amici decide di passare la serata sul lago di Garda, in occasione di una manifestazione musicale.

Ci sono tutte le condizioni perché la serata sia ottima. Il posto è di prima scelta: pulizia, aiuole curate, il lungolago ordinato nonostante la marea di gente che lo affolla.

Nel parcheggio ti affianca un pavoncello di mezza età, fiero del suo nuovo “ferrarino”. Ogni abitazione spicca sulle altre, i locali sono affollati, nelle piazzette e nelle strade ci si prepara ad assistere ai fuochi d’artificio in programma per la mezzanotte. Quasi non sembra di essere in Italia.

Anzi, pensandoci bene, forse sì. Perché il nostro è proprio il Paese dei contrasti esasperati e assurdi. Una simile cornice è perfettamente in antitesi con la situazione economica attuale. E non è necessario ascoltare fior di opinionisti per accorgersene. Basta parlare con le persone normali.

Ed ecco che, come d’incanto, due episodi palesano una delle tante cause dei nostri mali, economici e sociali.

Dopo una gustosa cena in compagnia arriva il momento di pagare. Sborsati ben diciotto euro a testa per pizza e birra, il titolare ci liquida con un secco “Ciao e grazie”. E lo scontrino fiscale? Neanche l’ombra.

Dopo qualche attimo di esitazione chiediamo: “Scusi, potrebbe farci la ricevuta per favore?” “Ah! Ma certo ragazzi! Ecco a voi e arrivederci!” Risposta che suona molto come “Ma non mi rompete i coglioni!”

Incuriosito, mi fermo a osservare i clienti successivi: di altre ricevute non se ne contano. Bene! Comincio un po’ a capire da dove venga il grazioso portichetto per le cene, con le colonne di legno intarsiato, la fontanella interna e le anfore decorative.

Poco dopo: altro esercizio, stessa storia. Mi avvio a comprare dell’acqua in un bar, vicino a un piccolo porto turistico. Qui mi prendo il danno – la fila all’italiana al bancone – e la beffa: sborsati i soldi, mi arriva l’acqua ma non lo scontrino.

“Signora, scusi. Mi darebbe lo scontrino, cortesemente?” Lei mi guarda come a dire “Ma sei scemo?” Risponde: “Ah, si. Lo scontrino.”

Eh, sì. Lo scontrino, questo sconosciuto!

Che la ricevuta fiscale non fosse la migliore amica dell’esercente già si sapeva. Quello che mi ha veramente stupito, invece, è l’ignoranza, la facilità con cui si frega il sistema. Se il ristoratore emette una fattura ogni morte di papa vuol dire che sa di poterlo fare. Si sente al sicuro. Avrebbe così tanta nonchalance nel farlo, sapendo di essere controllato? La faccia tosta, poi. Di certo non si vergognano a rubare alla collettività, se lo fanno così spesso e volentieri.

Il problema è che queste abitudini hanno rovinato l’Italia e adesso ci ritroviamo con tagli trasversali a destra e a manca, ciechi e indiscriminati. Per che cosa? Per salvare un Paese che non se lo merita, in fondo. Perché è un Paese in cui – per quanto possano essere una minoranza – regnano gli individualisti, gli egoisti, gente che pensa solo alle proprie tasche, che non ha il livello minimo di intelligenza per capire che il Bene Pubblico è una cosa seria. Se ne accorgeranno poi, loro malgrado: quando, avendo bisogno di cure ospedaliere, si ritroveranno in una struttura scarsa, senza soldi, gestita da personale pressapochista. O quando l’Università statale chiederà loro una tassa di iscrizione “astronomica” offrendo in cambio un sistema farraginoso gestito in modo demenziale, che valorizza i migliori docenti del campo costringendoli a tenere i loro corsi gratis (potrei fare nomi e cognomi). L’italiano “quadratico medio” si è sentito appagato e pienamente soddisfatto una volta avuto il digitale terrestre (addirittura gratis per i primi fortunati!): è questa la realtà.

Non saremo tutti così, per carità. Ma se nessuno muove un dito per denunciare questo scandalo, se non impariamo a vedere le tasse (quelle giuste) in un’ottica non negativa, se nessuno apre bocca davanti a un registratore di cassa muto e se non impariamo a considerare Legalità e Bene Pubblico come valori imprescindibili…beh. Direi che questa è l’Italia che ci meritiamo.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in "I care". Contrassegna il permalink.

2 risposte a “SCUSI, MI FAREBBE LA RICEVUTA?”

  1. Trape ha detto:

    Sei stato una evidente fonte di ispirazione.
    http://trape.altervista.org/?p=743

    Però la prossima volta avvisa che cambi dominio ^_^. Che sennò mi rompi il link al tuo blog!

    Attendo nuovi aggiornamenti!

    Ciaooo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...